Compiere un piccolo gesto di utilità sociale mette serenità, serenità che nasce dalla consapevolezza di star facendo qualcosa di giusto, e in un territorio come quello della provincia di Caserta, sempre più maltrattato e violato (spesso dai suoi stessi abitanti), è importante evidenziare l’impegno e l’entusiasmo che alcuni gruppi di persone, pur consapevoli delle mille difficoltà da affrontare, ripongono nel rivalutare ciò che gli antichi romani definivano “Campania Felix”. Ed è con questo spirito che domenica 21 febbraio si è tenuto il primo Congresso della giovane Condotta Slow Food “Massico e Roccamonfina. In una giornata baciata dal sole ci si è dati appuntamento presso la Tenuta Spada in località Galluccio (www.tenutaspada.it), dove l’ingegnere Ernesto, gentilissimo padrone di casa, ci ha accompagnato, insieme al giovane ed autoctono enologo Tommaso Lopes, in visita ai vigneti e alla cantina dove si è degustato i vini in produzione: il Gladius 2007, un Aglianico Roccamonfina Igt premiato anche quest’anno con i tre bicchieri, il Gallicius , la Falanghina, per terminare con il Sabus 2007 (Aglianico e Piedirosso) terzo miglior vino rosso d’Italia per Luca Maroni. Una bella tavola imbandita di prodotti, dolci e salati, ha fatto da contorno alla degustazione. Ci si è spostati poi in località Cave di Conca della Campania presso l’agriturismo “La Palombara” (www.lapalombara.com )dove si è tenuto il congresso. A darci il benvenuto, sorridente come sempre, il padrone di casa Giorgio Bartoli e la responsabile per il consumo locale della condotta Doris Formisano che insieme ad altri produttori locali ha attrezzato alcuni banchetti per far conoscere e vendere il meglio delle loro produzioni. L’introduzione ai lavori è stata data dal nostro “Condottiero” Giuseppe Orefice, che in qualità di Fiduciario ha illustrato le attività della condotta svolte in questi mesi ed a seguire il dossier: programma delle attività previste per i prossimi quattro anni. Successivamente sono intervenuti gli amici Valerio Taglione e Mauro Baldascino in rappresentanza dell’associazione “Libera” di Caserta, i quali hanno
presentato il progetto per una cooperativa agricola da costituirsi su terreni confiscati alla camorra con
relativa selezione di cinque figure professionali da inserire nell’ambito della stessa (altre info su www.liberacaserta.org). E’ stato poi interessante sapere che Il vino più importante e conosciuto dell’antichità, il “Falerno”, ha da pochi giorni dei valorosi rappresentanti e la bella notizia ci è stata comunicata dal “Priore” Giuseppe Garozzo Zannini Quirini in rappresentanza della “Confraternita del Falerno”, che ha illustrato gli scopi dell’associazione (www.confraternitadelfalerno.it). La manifestazione è proseguita con l’intervento del presidente regionale di Slow Food Gaetano Pascale che dopo i complimenti alla nuova Condotta per il lavoro fin qui svolto e gli auguri per quello futuro, ha invitato i rappresentanti del
sodalizio al congresso regionale che si terrà tra poche settimane (il 20 marzo ndr). Con le nomine (tutte riconferme) dei delegati di Condotta si sono così chiusi i lavori. Siamo passati così al pranzo, per un momento di convivialità e di un simpatico intrattenimento tutti insieme. Abbinati al menù, composto da prodotti delle nostre terre, abbiamo degustato un ottimo Aglianico il “Campapietro” e una Falanghina I.G.T. Roccamonfina dell’azienda vitivinicola San Teodoro di Galluccio (www.agricolasanteodoro.com).
La giornata è stata illuminata oltre che dal sole dai sorrisi dei tanti intervenuti, che qualcuno ha presto definito “il sorriso dei piccoli gesti”.
Ai prossimi sorrisi dunque e che siano sempre di più.
Cesare Lepore
Si terrà il 21 febbraio prossimo il Primo Congresso di Condotta Slow Food del Massico e Roccamonfina, un appuntamento di fondamentale importanza per porre le basi all’operare progettuale della condotta nei prossimi anni in maniera condivisa con i soci, voce delle comunità e identità locali, con i quali si vuole condividere il più possibile il percorso dell’associazione.
Tra i punti più significativi della programmazione quadriennale di condotta: la collaborazione con Libera e con le altre associazioni del territorio, il sostegno e la creazione di Gruppi di Acquisto e Mercati della Terra, i progetti di educazione rivolti alle scuole e ai soci, la creazione di un’alleanza tra produttori e ristoratori, la creazione di comunità del cibo e come da sempre fa Slow Food la difesa di risorse enogastronomiche note, come la Castagna di Roccamonfina che vive oggi un periodo di forte crisi e con essa il paesaggio del Vulcano di Roccamonfina, e meno note, come la Scrippella dolce del mondragonese che rischia di scomparire insieme alle poche massaie che ne detengono la ricetta, la manualità e la voglia di insegnarne i segreti.
Il programma della giornata si presenta davvero interessante, integrato con diverse e interessanti realtà produttive e “umane” del territorio:
Ore 10.30 Visita guidata dell’azienda Tenuta Adolfo Spada di Galluccio (www.tenutaspada.it) . Al termine degustazione guidata dei vini dell’azienda in abbinamento a piccole specialità “contadine”
Ore 11.30 Piccolo mercatino di prodotti locali “Verso la comunità del cibo” presso l’azienda agrituristica la Palombara di Conca della Campania. Tra i presenti:
Ore 12.00 inizio dei lavori congressuali intorno al camino con la partecipazione del Presidente regionale di Slow Food Gaetano Pascale. In questa fase sarà presentato e approvato il Dossier di condotta (documento programmatico per i prossimi 4 anni), ci sarà l’elezione dei delegati al Congresso Regionale e l’individuazione dei candidati delegati al Congresso Nazionale.
Ore 13.30 Fine dei lavori congressuali e brindisi ai prossimi 4 anni di vita associativa.
Ore 13.40 Per chi lo desidera è possibile fermarsi a pranzo presso l’azienda agrituristica La Palombara al costo di 30,00€ (25,00 € per i soci Slow Food, il menù lo trovate in allegato)
Per il pranzo è preferibile prenotare ai seguenti recapiti telefonici 0823/679074 – 923588 - 348/5197644 – 335/5385260 – Per informazioni sulla sede di svolgimento del congresso www.lapalombara.com
Dopo una giornata come quella appena trascorsa, dedicata ai coproduttori del Massico e Roccamonfina, che ha avuto luogo a Sessa Aurunca a casa della Sig.ra Rosa, socia Slow Food e detentrice, pur se giovane, di una memoria che esercita un “incantesimo” da fissare nel prorpio sapere e che ancora prende vita perché perfettamente tramandata, mi soffermo a chiedermi come sia possibile che una costante delle mie esperienze di questo tipo è che le persone che vivono in modi più semplici, più autonomi sono anche quelle che danno un’ospitalità che non è solo aprire la propria casa, ma è soprattutto dare abbraccio, calore, condividere quello che si ha in abbondanza ed in scarsità, una accoglienza ricca proprio perché senza orpelli. E’ come stare in famiglia ed alcuni momenti immaginati in bianco e nero rendevano perfettamente l’idea di un quadro di 50 anni fa, che per alcuni rappresenta un presente a colori e che altri sempre di più cercano di ritrovare in campagna. Si mangia quello che c’è, tutto a base di parti del maiale, quelle che per tradizione si cucinano durante la festa che segue la macellazione. Soffritto, cicoli, fegatini, ragù, cucinati secondo una tradizione vera, con qualche piccolo accenno di personalizzazione che potrebbe anche essere interpretato come rinnovamento, attualizzazione rispettosa di una cucina del passato, e accompagnati dal falerno rosso, abbinamento perfetto perché rispondente alla tradizione del territorio in cui ci si trova. La stessa tradizione che si rispetta, ma nell’ottica attuale, il che è a mio avviso una chiave di lettura che lascia ampio spazio al tramandare i saperi con maggiore accettazione e risposta da parte dei giovani, che si appassionano anche perché leggono innovazione nella tradizione, il rispetto del gusto che cambia. La continua evoluzione, pur tenendo salde le radici nel territorio in cui si vive e in cui si è nati, è una chiave di lettura aperta, stimolante soprattutto per le nuove generazioni. Sapevamo che la giornata sarebbe iniziata con un incontro del tutto inusuale, il rito della macellazione e della lavorazione delle carni del maiale (e non solo di quelle) ci sarebbe stato introdotto dal “sacerdote del maiale” figura che pare sia in seria difficoltà ed in via di scomparsa. Le presentazioni sono state agghindate da appellativi quali signore, maestro, a dire il vero tutti immediatamente respinti con franchezza per dare spazio ad un nome: Franco. Franco è un uomo che entrava fino a qualche decennio fa in centinaia di case della zona di Sessa Aurunca, oggi a stento in qualche decina di case; ha i figli lontani da sé e dalla terra in cui sono nati e non crede che i giovani vogliano mettere in pratica o addirittura semplicemente imparare la sua sapienza artigiana. Le parole di Franco ci hanno trasmesso una tale forza che si tradurrà da parte della condotta in un sostegno al passaggio di questo saper fare alle generazioni attuali e a dare giusto valore ad una ricchezza che non si può perdere. A Franco avremmo voluto regalare una luce di speranza per il futuro, lo abbiamo lasciato andar via con il libro “Terra Madre” di Carlo Perini che aveva immediatamente conquistato la sua attenzione. Il freddo che caratterizza il periodo di macellazione del maiale si è fatto sentire, ma stemperato dallo straordinario calore umano e dall’eccellenza della qualità e della preparazione del cibo, per tutti un tuffo nel passato, nella cucina della mamma o della nonna, nell’atmosfera di festa che fino a qualche decennio fa animava numerose comunità dei piccoli centri, dove non qualcuno, ma quasi tutti allevavano nel cortile il maiale. Certo il ritmo di lavoro è incalzante, ma quanto è bello riempire le proprie dispense, partendo dal principio. Produrre il proprio cibo e forse anche avere la consapevolezza e l’abilità di saperlo fare sono convinta dia un senso di grande libertà e indipendenza. Sapere che ci sono famiglie come quella della sig.ra Rosa dà un grande senso di comunità aperta e genera speranza.
Mariarosaria Russo
“Per amore del mio popolo non tacerò” è il senso più ampio della celebrazione del Terra Madre Day nelle terre di Don Peppe Diana. La Condotta Massico e Roccamonfina e Libera insieme per ribadire che è possibile cambiare un sistema e che in effetti una rivoluzione in ambito locale sta già avvenendo, i giovani ne sono protagonisti e si sta lavorando affinchè ne siano sempre di più protagonisti, più in rete, più forti, di una forza che alla base ha la condivisione. A festeggiare il Terra Madre Day coproduttori, associazioni operanti sul territorio e soprattutto giovani produttori in pienissima linea con i principi e la filosofia di Terra Madre. Produttori giovani su cui la condotta Massico e Roccamonfina punta con tutte le sue forze, giovani che restano con coraggio nella terra che gli ha dato l’origine e di cui portano in viaggio le tradizioni, giovani che tornano o che vorremmo tornassero per ridare forza e valore ad una comunità che affonda le prorpie radici nell’agricoltura: una comunità umana alla base di una allargata comunità del cibo. Gli eccellenti prodotti del maestro casaro Ferdinando Cozzolino del caseificio La Fenice , nel pieno rispetto del Buono, Pulito e Giusto, hanno incorniciato un brindisi con la riconoscibile e caratteristica falanghina di Masseria Felicia, un brindisi pieno di speranze e soprattutto di promesse concrete, scambiate più con le emozioni di tutti che con le parole di pochi.
La ricerca del buono-pulito-giusto mi ha portata a Castel Volturno nelle terre di Don Peppe Diana, circa80 ettari confiscati alla camorra fra Castel Volturno, Cancello Arnone, Teano, Pignataro, Carinola e affidati alla associazione Libera che sta attuando il progetto di una fattoria didattica, sociale e bioenergetica dove sarà prodotta “La mozzarella della legalità” con il marchio “Libera terra”, proprio su questo territorio Sabato 10 Ottobre si é tenuta l’Assemblea Provinciale di Libera a cui hanno partecipato magistrati, avvocati, giornalisti, amministratori, economisti, parenti di vittime innocenti di camorra, volontari semplici cittadini.
I temi dell’incontro sono stati: Il sapere della cittadinanza-Dovere di informazione- Politica della legalità- La parola della libertà – L’economia della solidarietà. Ottimi ingredienti per coniugare la cultura della alimentazione con l’alimentazione della cultura, intendendo buono come giusto e pulito come legale.
Alchimia quasi magica che in queste terre consente ancora la produzione di prodotti dai colori solari, dagli aromi salmastri, dai profumi selvatici. Scopro così i paccheri con il marchio “Il g(i)usto di Campania”, pasta prodotta con il grano mietuto su un terreno confiscato in località Pignataro, altri prodotti come vino, legumi. . .si possono acquistare presso Le Botteghe dei sapori e dei saperi attraverso registrazione al sito http://www.libera.it.
Nella stessa giornata la proiezione di filmati, la formazione di tre gruppi di lavoro attorno ai temi centrali della manifestazione hanno scaturito una serie di interessanti confronti che hanno condito con genuino interesse anche alcune problematiche emerse, donando effervescenza al tutto. Per chiudere un bicchiere di vino Libera terra,pane e verdure di produzione della cooperativa e un gusto di identità ritrovata dove Terra Libera e Terra Madre si incontrano nella cura e nella attenzione che snidano la cattiva cura e riempiono gli spazi lasciati vuoti dalla sterile disattenzione.
Adriana Poleselli – condotta Slow Food Massico e Roccamonfina
Mohammed Zaghal, chef libanese di fama internazionale, durante il suo viaggio in Italia lo scorso 29 settembre ha scelto come tappa la Campania ed è stato ospitato da Slow Food Campania, spinto dal suo profondo interesse per la produzione della mozzarella di bufala. Nella Tenuta Vannulo, azienda biologica che sorge nella piana di Paestum, non lontano dalla famosa area archeologica, lo chef ha avuto la possibilità di prendere visione dell’intera filiera produttiva in un percorso dove i sensi sono stati profondamente stimolati. Lo sguardo attento di Zaghal sembrava voler imprimere indelebilmente nella mente tutto ciò che stava osservando, a partire dal pascolo dove si muovono lente le imponenti bufale, proseguendo con la mungitura e la lavorazione del latte crudo da parte dei sapienti maestri casari per giungere infine all’esaltazione del gusto con l’assaggio del prodotto finito. Da Vannulo Mohammed ha gustato la mozzarella di bufala e lo yogurt da latte di bufala. Il giorno successivo lo Chef ha visitato anche un caseificio del casertano, “La Salicella” sito in Francolise, dove dopo aver scrutato i luoghi di lavorazione ha potuto godere dell’assaggio della mozzarella e della provola affumicata sulla paglia, manifestando sempre grande entusiasmo per il coinvolgimento sensoriale indotto da questa “famiglia di prodotti campani” che davvero può definirsi “unica”.
I valori che muovono Mohammed Zaghal a svolgere con tanta passione il suo “mestiere” sono gli stessi rintracciabili nella filosofia di Slow Food: “semplicemente” l’amore per la cucina fatta di alimenti genuini prodotti nel rispetto dell’ambiente e degli individui che concorrono alla loro realizzazione. Durante il tempo trascorso insieme Zaghal ha più volte affermato che i suoi piatti sono il risultato di una continua ricerca basata sulla curiosità verso l’origine dei prodotti utilizzati. Per questo motivo ha particolarmente apprezzato il lavoro che Slow Food sta facendo per creare una rete che metta in comunicazione gli attori della filiera gastronomica: produttori, ristoratori, consumatori (co-produttori). Il suo entusiasmo è aumentato scoprendo che questo progetto è perseguito attivamente non solo a livello internazionale e nazionale ma anche locale, grazie all’operato delle Condotte presenti in tutta Italia, non ultima la neonata Massico e Roccamonfina. Sulla scia di questi discorsi, lo chef ha espresso il desiderio che una tale realtà possa diffondersi anche nella sua terra natale, mostrandosi pronto ad attivarsi personalmente.
In occasione del viaggio di Mohammed Zaghal tra le eccellenze e le diversità del territorio Campano, la Condotta Massico e Roccamonfina, nell’ambito di una progettualità ben definita, ha organizzato l’evento “Sponde dello stesso mare” dedicata a produttori e ristoratori del territorio. La serata si è svolta in un clima conviviale, condito dalla sapiente cucina di Berardino Lombardi, che trova la sua origine nelle terre di Conca della Campania. Tema cardine è stato il confronto e lo scambio tra produttori e ristoratori locali, con l’intento sia di far emergere le problematiche legate ad un’ accoglienza che deve vedere integrati tutti gli attori del territorio sia di provare a creare una “filiera breve”, dove siano rappresentate le varie espressioni e ricchezze tipiche della nostra Condotta. I protagonisti sono stati dunque i produttori, i ristoratori ed i co-produttori, i quali parlando con grande coinvolgimento attraverso parole in forma di racconto, hanno fatto emergere le difficoltà connesse ad una operosità che affonda le sue radici nella esaltazione della biodiversità delle nostre terre e nella ricerca locale delle materie prime, arricchite dalla passione e dalla volontà che accomuna da anni tutti coloro che hanno risposto all’invito. Tra i racconti anche il sogno di Mohammed, accolto con grande partecipazione e condivisione, di creare tra Italia e Libano una
rete di relazioni e di confronto tra le persone, non solo un movimento di prodotti. La sua convinzione, ampiamente sostenuta dai presenti, è che con lo scambio della sapienza, del saper fare, ossia ciò che sta all’origine del cibo, è possibile dar vita a collaborazioni più costruttive e proficue perché un’idea, a differenza di un bene materiale (seppur di alto valore quale è il cibo), può coinvolgere non uno ma più uomini e può contribuire a formare “reti di relazioni” umane oltre che di scambio di beni.
Alessia Broccoli
*tipico aperitivo/antipasto libanese